emergenze calamità - Parrocchia San Giovanni Battista Morlupo

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emergenze calamità



GESTIONE DELLE EMERGENZE
A cura del Dott. Fabio Ubaldi

Ogni calamità è un evento previsto o imprevisto che causa danni anche irreparabili all’ambiente, alle persone ed alle cose, i cui effetti non possono essere affrontati con la stessa  metodologia ed organizzazione di cui sono dotati normalmente i servizi di emergenza e le autorità locali.

Per meglio affrontare ogni calamità è necessaria una risposta coordinata tra le competenze e le risorse delle autorità centrali e quelle delle autorità locali, dove sia chiara la responsabilità del coordinamento al fine di evitare il rischio di sovrapposizione di attività e di carenze nei soccorsi.

Obiettivi

L’emergenza va gestita in un contesto integrato predisposto in anticipo secondo la priorità degli obiettivi di seguito sintetizzati:

-     salvare vite umane:

-     alleviare sofferenze;

-     prevenire fenomeni di “aumento a valanga” dei disservizi e degli incidenti;

-     salvaguardare l’ambiente;

-     proteggere i beni delle persone;

-     facilitare le attività di investigazione e l’opera delle forze dell’ordine e della magistratura;

-     mantenere ad un livello appropriato l’erogazione dei servizi infrastrutturali essenziali;

-     ripristinare al più presto le condizioni di normalità;

-     promuovere le attività di reazione e autoricostruzione positiva da parte delle persone;

-     valutare l’efficacia delle azioni svolte al fine di migliorare in futuro;

-     informare correttamente la popolazione.

Metodologie

Quanto sopra non ha una effettiva efficacia se non è accompagnato dall’uso di alcune metodologie così riassumibili:

  • i piani di gestione dell’emergenza devono essere flessibili e non rigidi, in ragione del fatto che le calamità possono avere accadimenti imprevisti e assumere modalità inconsuete;


  • quando si verifica una calamità, nello sviluppo del piano per la gestione dell’emergenza, bisogna dare priorità alle azioni di risposta ai disservizi e agli incidenti connessi alla calamità stessa, piuttosto che all’indagine delle cause;


  • la gestione dell’emergenza, per essere efficace, deve essere integrata nell’organizzazione che gestisce i disservizi e gli incidenti (che normalmente avvengono durante i soccorsi) e non sovrapporsi ad essa o soverchiarla;


  • le attività di ciascuna organizzazione devono essere integrate tra loro;


  • le varie organizzazioni o autorità devono agire in maniera coordinata;


non esiste un modello universale di risposta alle calamità. In ogni fattispecie è necessario definire un modello organizzativo funzionale specifico;

  • il modo in cui si gestirà un’emergenza dipende molto dalla valutazione che ne fornisce il servizio che per primo interviene sul luogo dell’accaduto (di norma le forze dell’ordine e/o i vigili del fuoco);


  • sul luogo dell’accaduto è necessario stabilire un punto di coordinamento tra i vari soggetti interessati alla gestione dell’emergenza e al ripristino della continuità dei servizi (coordinamento normalmente affidato al Centro Coordinamento Soccorsi e la Sala Operativa);


  • se necessario, il soggetto che gestisce il coordinamento istituisce un cordone di protezione dell’area dove si è verificato l’incidente ed eventualmente un ulteriore cordone più ampio dove si realizzano tutte  le attività di gestione dell’emergenza e di ripristino della continuità dei servizi.


I settori a cui prestare maggiore attenzione per un immediato ripristino della normalità (in relazione al luogo, al tipo di calamità, alle difficoltà di realizzazione) sono:

-   produzione, trasmissione e distribuzione dell’energia elettrica;

-   erogazione di acqua potabile e per uso industriale;

-   strutture sanitarie;

-   fornitura e distribuzione del gas;

-   smaltimento di acque di rifiuto;

-   trasporto stradale, su rotaia e marittimo;

-   impianti di telecomunicazione;

-   trattamento di sostanze pericolose o velenose;

-   controllo del traffico aereo.

Strutture e scelta del coordinatore

Va considerato che i Vigili del Fuoco, la Protezione Civile e l’Esercito Italiano hanno in se le strutture operative in grado di intervenire in situazioni di forte disagio per il controllo delle sostanze pericolose o velenose, di strutture stradali e ponti di emergenza, di sistemi di telecomunicazioni campali, di fornitura di acqua potabile, di soccorso con mezzi aerei e di strutture sanitarie campali.  Esse vanno contattate dalle autorità locali secondo le procedure già previste dai piani di emergenza locali.
Un ruolo importante lo svolgono le associazioni di volontariato, che se ben organizzate e gestite sono determinanti per il primo soccorso e gestione di accampamenti provvisori.

Durante la gestione di una crisi va sempre considerato che la condizione di “stress” è  normale e che, quindi, situazioni di nervosismo, sia nella popolazione sia nei soccorritori, sono normali.
Tali situazioni vanno gestite dal coordinatore e dai vari responsabili di settore, oltre che con un forte senso del dovere e della responsabilità, con la capacità di comprensione dei problemi e delle difficoltà alle quali dare sempre una risposta. Comunque, sempre pronti a dare una parola di conforto.

Chi dirige le operazioni di soccorso deve essere in grado di catalizzare la fiducia dei soccorritori, non perchè è il “capo”, ma perchè dimostra capacità di reazione agli eventi con direttive chiare ed adeguate alle situazioni contingenti.

Un buon coordinatore è anche in grado di ammettere gli errori che, immediatamente corretti, devono tendere a zero: egli è un punto certo di riferimento capace di far sentire la propria presenza sempre ed ovunque anche se non sempre fisicamente visibile.

Pertanto la scelta di tali figure è fondamentale e va fatta non solo sulla base degli studi pregressi o/e dell'anzianità di servizio, ma anche e soprattutto sull’efficienza dimostrata sul campo, cosa che in genere, nelle strutture statali, non sempre avviene.

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